Mohicani Edizioni

La riserva indiana dell'editoria



Chiara Putaggio

A strega du mare

  • 978-88-99082-95-6
  • 88 pp.
  • € 10 euro

L’opera “A strega du mare” è una trasposizione della “Sirenetta” di Andersen ambientata a Lilybeo, al tempo della Battaglia delle Egadi dove la piccola creatura “nata dal mare” chiede di cambiare natura non già per amore di un uomo, quanto piuttosto per l’esigenza di dare uno scopo alto alla sua vita, la cui eternità diventa vana se non è finalizzata al raggiungimento della giustizia.
L’opera risente inoltre degli “echi” omerici al punto che il nome della “piccola figlia dei flutti sereni” è Ligea e sua sorella si chiama Partenope.
L’opera teatrale “A strega du mari” sfugge alla definizione classica di commedia, pur non mancando di scene comiche, né di spazi di ironia. Essa è piuttosto un’apologia dell’inquietudine e un anelito alla giustizia ambita, eseguita e compiuta.
Il mito della sirenetta prende vita nel mare tra Marsala, anticamente nota col nome latino “Lilybeo” (che significa: terra che guarda la Libia), Favignana e Levanzo, ossia Phorbanthia l’erbosa.
“A strega du mari” presenta una sirenetta che nelle fattezze ripercorre l’opera di Andersen, eppure nei nomi e nei luoghi presenta riferimenti classici. Una sorta di macchina del tempo che attraverso più stili va avanti e indietro lungo un filo di sapienza che si muove dalla bocca della strega ai versi della Sibilla la quale prevede, oltre alla fine della “Punica Fama”, datata il 10 marzo 241 a. C., persino la morte del Sovrintendente dei Beni Culturali della Regione Sicilia, Sebastiano Tusa, avvenuta anch’essa il 10 marzo, seppure nel tempo venturo (2019).

Nella sua Prefazione, il giornalista Giulio Francese (figlio dell’eroico cronista giudiziario del Giornale di Sicilia assassinato dalla mafia nel 1979) scrive:

“Il mare delle Egadi fa da scenario alla narrazione, la trama è
impreziosita da figure prese dal mito, anche queste rivedute e
corrette: la Sibilla, fimmina santa che interpreta il volere degli dei
e predice il futuro; Scilla e Cariddi, non più mostri marini ma
imprenditrici della bellezza, figure che danno brio al racconto,
quasi farsesche. Quindi la “Strega du mare”, in una versione assai
diversa da quella di Andersen e della Disney, co-protagonista
della storia, non proprio la cattiva di turno, semmai una sorta di
alter ego della sirenetta…Infine, unico uomo, Amilcare Barca, il
leggendario condottiero cartaginese sconfitto dai romani nella
prima guerra punica”.


Info libro

Collana:
ISBN: 978-88-99082-95-6
Pagine: 88
Prima edizione: 01-03-2026
Formati: brossura; formato 12 x 17
Prezzo: € 10 euro

Autore

CHIARA PUTAGGIO è una giornalista passata dalle aule dei tribunali (essendo stata corrispondente di cronaca nera e giudiziaria per il Giornale di Sicilia) alle aule colorate della scuola dell’Infanzia. Maestra dal 2015, poi consegue una seconda laurea magistrale in Linguistica, si abilita all’insegnamento delle discipline letterarie nelle scuole secondarie di primo e secondo grado e ora insegna italiano storia e geografia alle medie.

E’ autrice di fiabe e testi teatrali. La prima fiaba è di carattere autobiografico, dal titolo “La maga Chip”. Infatti “chip” è la sigla da giornalista e l’epiteto “Maga Chip”, le era stato dato da Salvo Gemmellaro, tutor della scuola di giornalismo “Mario Francese” dove Chiara ha appreso il “mestiere”.

Gli spettacoli teatrali (Medea la strània, Cassandra la vuci sula, Dioniso, un sorso è l’amore) invece spesso sono nuove narrazioni di episodi mitici, li raccontano per intero, li riportano all’oggi e così, strappandoli al tempo antico, li consegnano ad una sorta di eternità che assomiglia alla coscienza collettiva, punta all’empatia e alla necessaria costituzione del senso di comunità, non inteso come popolo, stirpe o etnia, ma piuttosto come umanità. Visione che si nutre di giustizia che è alla base dell’opera “…Ed Io l’amavo” (selezionata al Fringe Festival) al centro della quale c’è l’operato e la missione del sindacalista marsalese Vito Pipitone, ucciso dalla mafia nel 1947, ma anche la sua vita personale, raccontati da sua moglie, Filippa Di Dia. Un monologo in siciliano, intimo e sincero – scritto da Chiara Putaggio, interpretato da Adriana Parrinello con la regia di Francesco Stella e musiche di Gregorio Caimi – dove una donna svela cosa c’è dietro il sacrificio di chi crede nella giustizia.